Il cambiamento spaventa, ma è l’unica via per la crescita.

di Martina Gatti

Il mito o l’allegoria filosofica della caverna è uno dei concetti più celebri di Platone. Contenuto nell’opera La Repubblica, viene esposto durante il dialogo tra Socrate e Glaucone: Platone racconta di prigionieri rinchiusi in un’abitazione sotterranea a forma di caverna che ha l’ingresso rivolto verso la luce; gli uomini si trovano lì fin da piccoli, incatenati alle gambe e al collo in modo da poter guardare solo davanti a sé. Dietro di loro si trova un fuoco e una parete rialzata, dietro la quale passano persone, simili a burattinai, che portano oggetti e statue. I prigionieri, quindi, vedono solo delle ombre e credono che quelle siano la realtà, quando sono solo una “realtà offuscata”, una realtà non in tutta la sua interezza. Nel dialogo, Socrate chiede di immaginare cosa accadrebbe se un prigioniero si liberasse e riuscisse a uscire dalla caverna. L’uomo, abituato all’oscurità, probabilmente, guardando il fuoco e ciò che aveva generato le ombre, avrebbe male agli occhi e continuerebbe a credere che le ombre siano la realtà. Una volta che è passato del tempo, però, egli probabilmente si abituerà alla luce, a guardare il mondo reale, e lo farà per gradi, arrivando a capire che la vera realtà è il sole, causa di tutto ciò che esiste nel mondo reale e nella caverna. A quel punto penserà alle persone ancora prigioniere di una realtà apparente, distorta, e penserà che se tornasse ad avvisare tutti della sua scoperta, nessuno gli crederebbe, e se tentasse di liberarli potrebbero perfino ucciderlo.

Per Platone, in questo dialogo, le ombre sono le apparenze, ciò che percepiamo con i sensi, il fuoco la luce falsa, mentre il Sole rappresenta il Bene, cioè la verità più alta. Inoltre per Platone il filosofo è colui che si libera, vede la vera realtà e decide di tornare indietro per aiutare gli altri, anche se rischia di non essere capito. 

Credo che Platone con quest’opera faccia molto riflettere sul cambiamento, che a volte è fondamentale, ma che può anche fare male, fare “bruciare gli occhi” quando si vede la luce. Spesso ci creiamo la nostra zona di comfort, che può essere apparentemente accogliente, perché la conosciamo, e diventa tutto ciò a cui crediamo. Con il tempo, quella zona di comfort può diventare dolorosa, persino malvagia con noi, ma rimane l’unica cosa che riusciamo a vedere e, quindi, l’unica cosa a cui riusciamo a credere. Diventa talmente credibile, che faremmo di tutto per difenderla, come i prigionieri ormai assuefatti da quella falsa realtà e capaci di uccidere chi prova a spingerli in una differente direzione. Il cambiamento è complicato, e può essere persino doloroso, come l’uomo che, una volta libero, ha male agli occhi per tutta la luce che non era abituato a vedere. Una volta sulla strada del cambiamento, infatti, credo si possano provare più emozioni di quante se ne provassero prima; tutto, invece che diventare più leggero e facilitarsi, sembra complicarsi, diventare più difficile, e possono comparire migliaia di ripensamenti.

Forse chi ha la forza di stare nel cambiamento e di aiutare anche gli altri ad attraversarlo, non si può considerare un “filosofo” come diceva Platone, ma credo si possa comunque considerare una persona coraggiosa e resiliente.

Guardare oltre le ombre e credere a una realtà differente da quella in cui abbiamo sempre creduto è complesso e merita tempo ma, forse, riuscire anche solo a stare nella fase di cambiamento è molto e vale la pena provarci.

Articoli consigliati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *