“No other land” 

di Camilla Pisi

La storia del conflitto tra Israele e Palestina affonda le radici nel passato, più precisamente nei primi decenni del ‘900, quando per la prima volta gli Israeliani attaccarono i Palestinesi e la conseguenza fu un contrasto di fatto mai davvero risolto. 

Infatti, nel documentario veniamo a conoscenza, o almeno in parte, delle ingiustizie e delle violenze subite nel tempo dal popolo palestinese, costretto a rifugiarsi in grotte dopo lo sfratto e la demolizione delle loro abitazioni. 

In particolare, ci troviamo nel villaggio di Masafer Yatta e un giovane palestinese, Basel Adra, decide di filmare gli orrori della guerra e di condividerli sui social media, aiutato anche da un suo amico, Yuval Abraham, giornalista israeliano. 

Possiamo quindi notare due prospettive diverse, da una parte quella di un palestinese nato e cresciuto in un viallaggio della Cisgiordania, che vive quotidianamente un’occupazione militare, mentre dall’altra parte c’è un israeliano, privilegiato, in quanto ha una casa dove poter tornare e può godere della libertà di movimento e di parola. 

Era ed è tuttora diffusa l’idea che la terra palestinese debba appartenere agli Israeliani per essere poi adoperata come campo militare per l’addestramento dell’esercito israeliano con carri armati e, a partire dall’estate 2019, decine di famiglie sono state sfrattate, hanno perso la loro casa e, soprattutto, sono diventate stranieri nella loro stessa terra. 

Gli uomini cercavano di ricostruire le loro dimore di notte e di nasconderle agli occhi dei soldati.

Durante le proteste (interamente documentate e poi postate sui social), Basel stesso rischiò l’arresto per aver filmato con la sua videocamera, che rappresenta perciò un simbolo di informazione e di resistenza, la situazione del suo villaggio ed i soprusi subiti giornalmente. Ogni giorno l’esercito riceveva ordini su quali villaggi demolire e non esitava a passare alle armi, come nel caso di Harun Abu Aram, palestinese mutilato e rimasto paralizzato mentre partecipava ad una protesta.

Nel 2023 gli Israeliani distrussero la scuola elementare del villaggio, coprirono il pozzo d’acqua con del cemento e molte famiglie dovettero scegliere tra restare o abbandonare la propria patria: alcuni si rifugiarono nelle città limitrofe, ma molti decisero di resistere per dimostrare fedeltà e amore verso la terra natia. 

Anche i coloni israeliani attaccarono la popolazione di Masafer Yatta e l’esercito giustificò le loro azioni poiché avevano un obiettivo comune, cioè quello di  espandersi in Palestina e di sradicare le popolazioni locali dalla loro terra natale.

Il 7 ottobre 2023, con l’attacco dell’organizzazione terroristica palestinese Hamas alle popolazioni israeliane residenti nella Striscia di Gaza, ha inizio un vero e proprio genocidio. 

Il titolo di questo documentario è simbolico: “No other land” sottolinea il legame indissolubile tra i Palestinesi ed il loro territorio, destinato a durare in eterno nonostante la violenza e la sopraffazione straniere. 

Il documentario presenta delle scene d’azione, documentate in diretta dallo stesso Basel, ma anche scene più intime che ci svelano i timori, le speranze di questo popolo, ma soprattutto valori come l’ospitalità, la generosità e la fratellanza. 

Notiamo per esempio il dialogo finale tra Yuval e Basel, che si chiedono cosa possono fare per cambiare la situazione e per sensibilizzare non solo i Palestinesi, ma tutto il mondo all’inutile violenza della guerra, che è molto pericolosa e certamente non ci insegna né a fare la differenza né a lasciare un mondo migliore in mano alle generazioni future.

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