C’ERA UNA VOLTA …

… le scuole di recitazione, l’espressività, la presenza scenica, gli attori…, c’era una volta il Cinema, insomma. Ora invece anche se pare che ci sia ancora tutto questo, in realtà non c’è niente. È una dura e crudele realtà, ma socchiudere gli occhi, atteggiare espressioni patetiche, sussurrare parole con imperfetta dizione, non fa di te un attore.

Una cruda concretezza che riguarda chiunque accenda la televisione almeno una volta al giorno è quella di ritrovarsi sullo schermo davanti alle performance dei cosiddetti attori di “nuova generazione”, che fingono di saper recitare, ispirandosi ai mostri sacri del cinema mondiale.

Questo mi ricorda la vecchia faida tra greci e romani: i greci, un popolo di straordinaria maestria, perizia, precisione e coerenza nelle arti, nella musica, nella retorica, nel mito, nella poesia e nel teatro, che si scontrano contro i romani, un popolo di indiscusso ingegno per la copiatura; peccato che durante questo ciclopico plagio, abbiano tenuto un occhio chiuso e scritto con la mano sinistra, mentre la destra era legata dietro la schiena.

Questo è quello sta accadendo oggi: giovani attori, dalle speranze e ambizioni ben più grandi delle loro effettive capacità, si ritrovano in un’epoca dove vige il “tutti possono fare tutto”; mai definizione è stata così ampiamente travisata.

Quale sconsiderato chef metterebbe a capo di un ristorante stellato un cuoco amatoriale che ha tanta passione per la cucina, ma dopo anni scuoce ancora la pasta? Nessuno. Questo ragionamento è lo stesso che dovrebbe essere fatto quando si parla di cinema, di piacere per gli occhi, per l’anima e per il cuore.

La televisione, specialmente quella italiana attuale, è ricolma di giovani ragazzi e ragazze che hanno la presunzione che qualche mese passato a Cinecittà -se va bene- li abbia già consacrati all’Olimpo degli attori, e che di conseguenza siano adatti ad interpretare qualsiasi tipo di ruolo venga loro assegnato. Una simpatica bugia che si sgretola nell’istante in cui viene effettivamente richiesta l’emozione, la passione, la versatilità tanto ostentata.

Il risultato della mancata esperienza e del peccato di superbia è il motivo per cui, all’interno di un cinema, scegliamo sempre di visionare una pellicola americana, francese, inglese al posto di una bella e fresca novità italiana. D’altronde, a cosa servono gli anni passati alle accademie teatrali, le scuole di recitazione, lo studio della storia del cinema quando possiamo tutti improvvisarci attori! La decadenza del cinema (non solo italiano) è una di quelle congetture che troppo velocemente sta diventando realtà.

Ma di chi è la colpa? Abbiamo dato tanto merito ai nuovi “Icaro” dalle ali di cera, ma personalmente ritengo l’industria cinematografica la grande e indiscutibile responsabile di questo decadimento. Mi assale un’infinita tristezza al solo pensiero che oggi, un bel viso, un paio di occhi blu e uno sguardo misterioso, siano requisiti sufficienti per diventare attore per qualche contestabile regista.

In un mondo che ricorda di mostrare le proprie emozioni e sentimenti senza vergogna, il cinema moderno si dimostra ancora una volta essere l’ossimoro per eccellenza, promuovendo ed esaltando attori belli, ma insipidi.

Non potendo cambiare un sistema di giudizio ormai consolidato, l’unico augurio che sento di fare ai numerosi futuri attori e attrici è di riconoscere i propri limiti e di fermarsi sempre un po’ prima delle Colonne d’Ercole.

di Elettra Bugli

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