IL “PRESIDIO”

Un “Presidio” tenuto dagli studenti in piazza Prampolini il 26 aprile per far sentire la propria voce, per cercare un dialogo con le autorità su alcuni temi che riguardano la scuola e le sue criticità.

FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE

di Simona Shawki Kadis

Abbiamo intervistato Natalia Kaja e Loveleen Singh, due studentesse che frequentano la classe 5I dell’Istituto Galvani Iodi di Reggio Emilia e che sono le rappresentanti del Presidio, scese in piazza per manifestare in particolare contro i continui cambiamenti di orario che gli studenti hanno dovuto subire durante quest’anno scolastico.

Perché avete fatto la manifestazione?

Natalia Kaja: Abbiamo fatto la manifestazione, perché le uscite e le entrate scaglionate sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ci siamo stancati di tutti questi continui cambiamenti, che non ci permettono di abituarci. Non si tiene conto dei danni psicofisici causati agli studenti, non si garantisce un’adeguata preparazione dei ragazzi di quinta per l’esame; ma soprattutto abbiamo deciso di manifestare per i ragazzi del prossimo anno, perché essendo noi di quinta, questo decreto ci interesserà solo per un mese, ma se fossimo stati zitti, avrebbe potuto interessare anche gli studenti dei prossimi anni.

Quali diritti sono stati infranti secondo voi?

Loveleen Singh: Secondo noi abbiamo il diritto di avere un’istruzione adeguata, orari decenti, avere anche una vita al di fuori di quella scolastica, e farci sentire, soprattutto quando si tratta di una scelta fatta sulla nostra pelle.

Cosa vuol dire essere uno studente ai tempi del covid ?

Loveleen Singh: Essere uno studente ai tempi del covid vuol dire perdersi gli anni più belli, soprattutto per noi studenti di quinta

Vuol dire, dopo 13 anni di scuola, finire l’ultimo anno, senza potersi vedere con i compagni in classe e stare vicini, senza poter fare uscite didattiche o gite di classe. Vuol dire perdersi tante cose, tanti ricordi, tanti momenti, tante emozioni. Vuole anche dire riflettere però, perché credo che questa situazione abbia dato a noi studenti tempo per riflettere, e che ci abbia fatto maturare da questo punto di vista; almeno io personalmente sono cresciuta tanto in questa situazione, ho pensato a tante cose che magari non avrei pensato in una situazione normale, ma essere studenti in tempi di covid vuol anche dire non essere ascoltati spesso, o essere trattati come persone che si devono  adattare e che non sono la priorità. Invece credo che non sia giusto, credo che la scuola DOVREBBE essere una priorità, e penso che bisognerebbe mettersi più spesso nei nostri panni e ascoltarci realmente.

Quali sono stati gli effetti immediati della manifestazione, e quali saranno secondo voi gli effetti permanenti?

Natalia Kaja: Grazie alla prima manifestazione di lunedì altri istituti si sono fidati e mobilitati per organizzarne un’altra giovedì. È stata inoltre una grande soddisfazione riuscire ad organizzare tutto in un fine settimana, e siamo felici che comunque tanti altri rappresentanti di istituto ci abbiano contattati dopo. È bello essere tutti uniti, e credo che una cosa del genere tra tutte le scuole non si veda da anni.

È bello vederci tutti insieme e uniti nel lottare per lo stesso scopo.

Non avrei mai pensato di arrivare a questo punto. So e sapevo benissimo che un’unica manifestazione non avrebbe portato grandi risultati, ma se tornassi indietro lo rifarei assolutamente, perché è stata solo una tante grandi iniziative che ci saranno e perché sono stata felicissima di vedere tanti studenti, anche molto giovani interessarsi seriamente a qualcosa che riguarda un po’ tutti.

Per quanto riguarda invece il presidio di giovedì, è stato bellissimo vedere così tanti studenti in piazza e così tanta unione tra scuole diverse, perché che sia un professionale, un liceo o un tecnico, siamo tutti studenti che lottano per la stessa causa!

Gli effetti immediati credo che non si possano ancora vedere, noi del Galvani Iodi abbiamo almeno ottenuto di avere le corriere per il pomeriggio, però speriamo che cambi qualcos’altro a livello provinciale.

Come dovrebbe essere la scuola ideale? Quali sono i cambiamenti da fare?

Natalia Kaja: La scuola ideale in questo momento penso sia difficile da ottenere. La scuola ideale sarebbe quella che davamo per scontata due anni fa, a parer mio. Per quanto riguarda questo periodo non ci sarà mai una scuola ideale, ma ormai credo che pian piano gli studenti si stiano ambientando, anche se non abbiamo bisogno di cambiare orari ogni settimana, chiediamo qualcosa di stabile e che ci venga incontro e non contro. Perché spesso il governo crede di farci un favore ad emanare certi decreti, che invece non fanno altro che peggiorare la situazione.

Vi sentite ascoltati dal governo in questo momento?

Loveleen Singh: Assolutamente no, non ci sentiamo né ascoltati né compresi. Nessuno si sta preoccupando di noi, di come possiamo stare, di cosa possiamo pensare. Noi vogliamo far capire che la nostra voce invece è fondamentale, che la nostra istruzione è necessaria perché vorrei ricordare che saremo noi la generazione futura, saremo noi a lavorare, ad occupare cariche importanti, quindi ci meritiamo ASCOLTO, COMPRENSIONE e ISTRUZIONE.

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