di Martina Gatti
“Carpe diem” è una citazione tratta da un carme che Orazio, poeta latino che visse durante il I secolo a.C, dedicò a Leuconoe, dicendole queste parole:
Tu ne quaesieris (scire nefas) quem mihi, quem tibi
Finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
Temptaris numeros. Ut melius quicquid erit pati…
[…]
Dum loquimur, fugerit invidia
Aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
Non chiederti (non è lecito saperlo) quale destino gli dèi abbiano assegnato a me o a te, Leuconoe, e non consultare i calcoli babilonesi. Come è meglio accettare ciò che sarà… […] Mentre parliamo, sarà fuggito il tempo invidioso: cogli l’attimo, confidando il meno possibile nel domani.
Orazio con questa sua citazione non invita a vivere il presente senza alcuna considerazione per il domani, ma desidera invece invitare a non affidare la propria serenità a un domani incerto. Il poeta invita a prestare attenzione al presente e a non rimandare la vita e i propri desideri, a liberarsi dalle paure inutili, specialmente quelle legate al futuro, per godere del presente e dei piaceri della vita.
Credo inoltre che questo messaggio ci inviti a sperimentare, a godere delle opportunità che la vita ci pone davanti, a non mollare e a scoprire chi siamo davvero, affrontando paure e incertezze con consapevolezza e coraggio.
Questa citazione viene ripresa secoli dopo durante un film molto conosciuto, chiamato “L’attimo fuggente” o, in inglese, “Dead poets Society”. Il film racconta la storia di una classe di ragazzi del collegio Welton, una scuola tradizionale e severa, dove gli studenti sono abituati a seguire regole rigide e ad adattarsi alle aspettative. L’arrivo del professor Keating cambia la vita dei ragazzi; egli infatti, con metodi originali, li invita a pensare con la propria testa e a far scegliere a loro stessi cosa fare della propria vita.
Il professor Keating dice queste parole alla sua classe:
“In latino si dice invece… “carpe diem”. Cogli l’attimo. “Cogli la rosa quando è il momento”. Perché il poeta usa questi versi? Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza, un giorno, smetterà di respirare, diventerà freddo, e morirà […] Cogliete l’attimo, ragazzi. Rendete straordinaria la vostra vita.”
Con questa frase, a tratti un po’ troppo diretta, Keating desiderava trasmettere ai ragazzi un messaggio molto importante: la vita vola, passa in un secondo, e rimandare le proprie ambizioni o i propri desideri può portare al rimpianto.
Per i ragazzi la ripetizione di “Carpe diem” diventa come un mantra, un invito che li obbliga a confrontarsi con una difficile domanda: come intendo vivere la mia vita?
Non credo sia facile scoprirlo, né rimanere fedeli a ciò che vorremmo fare o essere, ma è importante provarci per non perdersi ciò che più vorremmo dalla vita, e lottare sempre per i nostri desideri e obiettivi. Ciò che più desidera Keating per i ragazzi è infatti che diano un significato personale alla propria vita, una realizzazione che sia unica per ciascuno di loro, e cerca di infondere nei suoi studenti un nuovo modo di guardare il mondo e se stessi.
Il vero coraggio non è solo svolgere imprese straordinarie, ma anche affrontare le proprie paure quotidiane, esprimere emozioni e scegliere ciò che sentiamo davvero importante: questo intende dirci il “Carpe diem”.
Noi, oggi, cosa possiamo fare per cogliere l’attimo nella nostra vita? Quali piccoli passi possiamo fare per provare a vivere con più consapevolezza e coraggio, affrontando le nostre paure per scegliere di vivere ciò che più desideriamo?


