L’arte (im)perfetta del pattinaggio

di Laura Molendi

Ilia Malinin, pattinatore sul ghiaccio di cui tanto si sta parlando in queste settimane per quanto concerne le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, sta affrontando a mani basse il momento più difficile della sua carriera sportiva; ma facciamo un passo indietro: chi è e da dove nasce il suo talento spropositato per il pattinaggio artistico su ghiaccio?

Malinin è nato in Virginia negli Stati Uniti, annata 2004 ed è figlio d’arte tant’è che il padre e la madre sono stati entrambi pattinatori olimpici, e oggi lo allenano. Ilia ha iniziato a pattinare all’età di sei anni che per questo tipo di sport e per l’altissimo livello delle competizioni, è relativamente tardi; nonostante ciò, nel giro di pochi anni è esplosa la sua passione e anche il manifestarsi del suo immenso talento. Per darvi un’idea sulla sua carriera sportiva, già nel 2022 si è assicurato il titolo di Campione Mondiale Junior e il primo posto nel Grand Prix Final 2023, 2024 e 2025 dove l’ultimo anno ha addirittura ottenuto un record per essere stato il primo ad aver completato sette salti quadrupli in un unico programma (per chi non fosse del mestiere, si tratta del livello di difficoltà di salti più alto in questa disciplina, dove il pattinatore esegue quattro giri mentre è in aria, e lui lo ha fatto ben sette volte in soli quattro minuti!). Inoltre dal 2023 al 2026 ha vinto quattro titoli consecutivi ai Campionati Nazionali degli Stati Uniti e si è classificato primo ai Campionati del Mondo 2024 e 2025. Per di più, da quando nel 2024 l’ISU (International Skating Union) ha modificato il regolamento rendendo il ‘backflip’ cioè un salto all’indietro, non più automaticamente vietato, Malinin ha deciso di inserirlo nel suo programma presentandolo anche alle correnti Olimpiadi, e lasciando milioni di persone che senza fiato per il carisma e la potenza che ha trasmesso.

Insomma, una carriera brillante e a dir poco ‘perfetta’ per un atleta estremamente giovane che è evidente abbia una vocazione non solo per il pattinaggio in sé, ma anche per la vittoria. E’ giusto sottolineare che i
programmi che lui esegue su una base musicale sono composti sì, in una parte da elementi tecnici tra cui salti e trottole, ma anche da passi e una coreografia curati nel minimo dettaglio, dove ogni movimento corrisponde ad un battito sulla musica e a milioni di ripetizioni finalizzate a far sembrare facile al pubblico ciò che in realtà necessita anni di allenamenti.

Se ci si ferma ad osservarlo anche solo per pochi secondi, anche una persona che ignora la disciplina in questione, riuscirebbe a farsi trasportare dalla magia che crea in pista, composta da leggerezza e dall’apparente semplicità che lo accompagnano mentre lui vola sul ghiaccio. Questo è un altro punto focale del pattinaggio artistico: l’obiettivo comune che tutti gli atleti mirano a raggiungere è l’esecuzione di una routine, della durata di quasi tre minuti per lo Short Program oppure di quattro per il programma lungo, naturale e spontanea, che non permetta di percepire all’esterno la fatica richiesta dalla perfezione.
Perché è questo un altro lato della medaglia, bellissimo e scenico da vedere, in quanto appunto sport artistico e di figura, ma allo stesso tempo portatore in chi lo pratica della ricerca di una costante perfezione, che ha solo pochi minuti per essere dimostrata. Non è sempre facile, perché sicuramente le vittorie si compongono di duro lavoro, dedizione, sacrifici e passione ma pochi riconoscono quanto effettivamente l’aspetto mentale influisca sulla performance. I propri pensieri possono diventare il più grande nemico di uno sportivo, e probabilmente questo è quanto successo a Ilia Malinin il 13 febbraio 2026. Dopo aver eseguito due programmi spettacolari da oro olimpico che hanno portato gli USA a vincere il Team Event, si è posizionato all’ottava posizione nella gara individuale di Singolo maschile.
Entrava da favorito ed erano molti ad essere quasi certi che avesse la seconda medaglia olimpica tra le mani, ma ha commesso diverse cadute ed errori che gli sono costati il podio.
Inizia la coreografia, le lame dei pattini scorrono sul ghiaccio con la sua solita naturalezza, è perfettamente a tempo sulla musica ma arriva il primo errore, poi il secondo, e da lì Ilia non si è più ripreso; infine la musica si ferma, il viso del ragazzo tra le mani, uno sguardo disperato di chi, testuali parole, ha rovinato la sua performance ed esperienza olimpica.
Nessuno si sarebbe mai aspettato che il ‘Dio dei quadrupli’, colui che ha scritto la storia del pattinaggio singolo maschile nonché favorito a Milano-Cortina 2026, avrebbe sbagliato. La verità è che è molto facile pensare di capire, ma come giustamente ha detto il pattinatore, l’atmosfera olimpica è diversa e più stressante di ogni altra competizione, e ciò può essere compreso appieno solo da chi lo vive dall’interno. Ha provato a fare il suo meglio ma è stato “travolto” dalla situazione, dalle emozioni contrastanti e dall’enorme ed eccessivo peso delle aspettative, sue e di tutto il mondo. – Sopraffatto dai miei traumi, ho perso il controllo –, sono queste le parole che a caldo dopo l’esibizione Ilia Malinin pronuncia, perché dietro agli infiniti titoli sulle spalle, c’è solo un essere umano coi pattini ai piedi che sta perseguendo il suo sogno, ma non sempre il percorso è lineare. E’ in questo tipo di momenti, quando le cose vanno male e non si può fare niente per cambiarle che è fondamentale come ci si rialza.
Sarò di parte con questa affermazione, ma il pattinaggio è uno sport meraviglioso che ha tanto da dare, però pretende a sua volta che tanto gli venga dato, ed è davvero difficile riuscire a fare ‘la performance perfetta’. Sono moltissimi i fattori in gioco durante la gara, ed è per questo che si cerca di arrivarci sempre nelle condizioni ottimali; in questo caso Ilian ha affermato di sentirsi pronto, ma durante la gara le sue sensazioni sono cambiate e la sua mente non ha giocato a suo favore.

Penso che la sua storia sia d’esempio e credo anche che sia importante quante volte si ha il coraggio di correre il rischio e avere ambizioni così alte, le più alte possibili, ed esporsi al voto, perché la sfida più grande prima che con gli altri, è con sé stessi. Ilia Malinin non è stato definito dai suoi errori, ma il modo in cui decide di reagire successivamente.

Lo aspettiamo alle prossime Olimpiadi

Articoli consigliati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *