di Giuditta Formentini
Dal 16 al 20 giugno ho partecipato a uno stage estivo di Scienze e Fisica organizzato dall’Università di Ferrara, presso la sede collegata all’INFN, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. È stata un’esperienza estremamente formativa, che mi ha permesso di avvicinarmi in modo concreto e tecnico alla ricerca scientifica e alla vita universitaria, vivendo per alcuni giorni in un ambiente completamente nuovo e mettendomi veramente alla prova.

L’Università di Ferrara ospita uno dei poli dell’INFN, un ente pubblico di ricerca che in Italia si occupa dello studio della struttura fondamentale della materia, collaborando con laboratori e istituti internazionali.
Entrare e vivere in questi spazi significa trovarsi a contatto con ricercatori, strumentazioni avanzate e progetti che contribuiscono alla fisica contemporanea, dalla fisica nucleare e delle particelle alle applicazioni tecnologiche.
In questo contesto, lo stage ha rappresentato per me un’occasione per osservare da vicino come nasce un esperimento, come si lavora in gruppo in un laboratorio e quanto un’esperienza così concreta possa aiutare a chiarire i propri interessi e le proprie possibili scelte universitarie. Allo stesso tempo, è stata anche la mia prima esperienza di convivenza fuori casa per più giorni, insieme a ragazze che non conoscevo, imparando a organizzare tempi, spese e spazi condivisi.
LE ATTIVITA’
A. Il mio gruppo di lavoro: “Tecnologie nucleari applicate all’ambiente”

Durante lo stage siamo stati divisi in piccoli gruppi, in base alle preferenze indicate all’inizio dell’esperienza. Io sono stata assegnata al gruppo dedicato alle Tecnologie nucleari applicate all’ambiente, un ambito che unisce fisica, misurazioni e attenzione al territorio.
Il nostro compito principale è stato quello di effettuare alcune rilevazioni di radioattività all’interno del Dipartimento di Fisica dell’Università di Ferrara. Per farlo abbiamo utilizzato un fotomoltiplicatore, uno strumento molto sensibile capace di rilevare quantità minime di luce prodotte da particelle o radiazioni. In pratica, quando una particella interagisce con il rivelatore e genera un segnale luminoso debolissimo, il fotomoltiplicatore lo amplifica fino a renderlo misurabile.

Lavorare con questo dispositivo ci ha permesso di osservare da vicino come si raccolgono i dati, come si analizzano e quali accortezze servono per ottenere misure affidabili. È stato anche un ottimo esercizio di collaborazione: ogni passaggio ha richiesto grande precisione e una solida coordinazione tra i membri del gruppo, in modo da poter organizzare i risultati delle rilevazioni e la loro esposizione agli altri partecipanti al corso.

B. Gli altri esperimenti: tre strumenti incredibili e di cui non conoscevo l’esistenza
a) La camera anecoica: una stanza completamente rivestita di pannelli fonoassorbenti, progettata per eliminare quasi del tutto gli echi e le riflessioni sonore. Entrarci dà la sensazione di essere “isolati” dal mondo esterno. Serve per studiare il comportamento del suono in condizioni controllate, senza interferenze.

b) Il rivelatore di raggi cosmici (cubic detector): un cubo dotato di sensori che registrano il passaggio dei raggi cosmici, particelle ad alta energia che arrivano continuamente dallo spazio e attraversano la nostra atmosfera. Il rivelatore permette di visualizzare questi eventi invisibili, mostrando come la fisica delle particelle sia presente anche nella vita quotidiana.
c) La camera a nebbia: un dispositivo che rende visibili le tracce lasciate dalle particelle ionizzanti. All’interno della camera è presente una nebbia satura: quando una particella la attraversa, lascia una scia sottile simile a una piccola condensa. È uno degli strumenti più affascinanti, perché perette di “vedere fenomeni che normalmente non percepiamo.

2. Un’esperienza decisiva per il mio orientamento universitario
Partecipare allo stage di cinque giorni all’Università di Ferrara mi ha permesso di entrare in un ambiente molto diverso da quello del mio liceo umanistico. Ritrovarmi in un contesto più tecnico e sperimentale è stato sorprendentemente stimolante: ho potuto osservare da vicino un modo di studiare la realtà basato sul metodo scientifico e sulla collaborazione, grazie alle numerose attività pratiche svolte in gruppo. Il confronto quotidiano con studenti e docenti universitari mi ha aiutata a chiarire dubbi, fare domande e sentirmi parte di un contesto estremamente formativo soprattutto dal punto di vista della crescita personale. Mettermi alla prova in un ambito lontano dal mio percorso abituale mi ha fatto capire quanto sia importante uscire dalla propria “zona di comfort” per ampliare la propria cultura e scoprire nuove possibilità. Avvicinarmi concretamente alle materie STEM, e in particolare alla fisica, mi ha permesso di superare alcuni preconcetti e di capire cosa significhi davvero studiarle all’università, al di là dei libri e delle lezioni scolastiche. È stato un passaggio fondamentale per orientarmi con maggiore consapevolezza verso le scelte future.
3. La convivenza: imparare a condividere spazi, tempi e responsabilità
Uno degli aspetti più significativi dello stage è stato vivere per cinque giorni fuori casa, condividendo l’alloggio con altre tre ragazze che non conoscevo. Ritrovarsi in un ambiente nuovo, con abitudini e ritmi diversi, ha richiesto fin da subito un certo spirito di adattamento: bisognava gestire gli spazi comuni, coordinare gli orari e dividere le spese. Queste sfide quotidiane si sono trasformate in un’occasione per imparare a collaborare: abbiamo capito che la convivenza funziona solo se si comunica con chiarezza, si rispettano i bisogni reciproci e ci si divide le responsabilità. Anche la fase precedente allo stage, ossia trovare un alloggio, accordarsi con ragazze mai incontrate, organizzare spese e spostamenti, è stata parte essenziale del percorso, un primo vero e proprio esercizio di autonomia.
CONCLUSIONE
Per chi volesse vivere un’esperienza simile, il percorso è più semplice di quanto sembri. Lo stage è rivolto agli studenti di quarta superiore e non richiede affatto di provenire da un indirizzo scientifico: ciò che conta è la curiosità e la voglia di mettersi in gioco. Il primo passo è informarsi a scuola, contattando il docente referente per le attività di orientamento o per i progetti legati alle università. È utile anche tenere d’occhio il sito dell’INFN, dove vengono pubblicati bandi, iniziative e date degli stage. Con un po’ di organizzazione, questa esperienza può diventare un’opportunità preziosa per chiunque desideri avvicinarsi al mondo delle materie STEM.

