I disapprove of what you say, but i will defend to the death your right to say it

di Gaia Marangoni

Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo… difenderò – fino – alla – morte – il – tuo – diritto – di – dirlo

Questa frase famosa viene comunemente associata a Voltaire, uno dei più grandi filosofi della storia, che tra il 1600 e il 1700 già cercava di far rispettare uno dei diritti fondamentali dell’uomo ”il diritto di parola ed espressione’’ , che nelle carte costituzionali in quel periodo venne definito come tale. La possibilità di esprimere la propria opinione sin dai tempi più antichi non fu concessa a tutti, ma solo a un determinato numero di individui.

Pensandoci bene quella situazione non è poi così dissimile da ciò che accade oggi: le persone che ottengono più attenzione sono sempre quelle più potenti. La voce di una persona normale non viene ascoltata, mentre l’opinione ad esempio di un Presidente degli Stati Uniti, per quanto assurda, viene sempre presa in seria considerazione.

A parer mio ognuno dovrebbe essere libero di esprimersi e di vestirsi come più gli piace, per quanto possa andare contro l’opinione o le mode della maggioranza; è anche vero tuttavia che la libertà non autorizza la violazione dei diritti altrui. “La libertà delle persone finisce quando comincia quella degli altri”. Quindi, se nell’esercitare la mia libertà, ferisco o manco di rispetto agli altri non sono libero, ma violento e prepotente.

Dall’uscita delle carte costituzionali, sono passati più di quattrocento anni e la questione rimane sempre la medesima: se è vero che la società ha fatto passi da gigante dal Milleseicento, non è accettabile sentire al telegiornale di un omicidio di un attivista politico perpetuato solamente per mettere a tacere la voce di una persona che non la pensa come noi.

Per quanto io possa non condividere il suo pensiero e a dire il vero l’ho trovato alquanto aggressivo e provocatorio, trovo assurdo il fatto di sopprimere con la forza l’altrui opinione.

Tantissime persone nella storia si sono sacrificate, affinché noi potessimo esprimere il nostro parere, ma questi comportamenti violenti, come pure l’uso violento della parola mi fanno pensare che non ci stiamo evolvendo, ma stiamo tornando indietro nel tempo.

Questa consapevolezza dovrebbe bastare a chiederci da che parte vogliamo stare, se rimanere in silenzio oppure far leva sulle nostre possibilità e far sentire la nostra voce.

C’è da considerare però anche il fatto che la paura di andare contro le idee del più forte, allontanarsi dalla “confort zone” possa intimorire, e quindi non prendere posizioni, restare in silenzio possa risultare l’alternativa migliore.

I grandi cambiamenti sono avvenuti grazie a gesti coraggiosi e soprattutto a grandi sacrifici: se non ci fossero state milioni di vittime innocenti, lo Stato Italiano non sarebbe mai uscito dalla seconda guerra mondiale; se non ci fossero state migliaia di donne a ribellarsi per la propria libertà, non ci sarebbe mai stato il suffragio universale.

Tuttavia la strada verso il riconoscimento del diritto di parola è ancora lunga e complessa.

Il passato troppe volte sembra non averci insegnato nulla e un diritto acquisito con tanta fatica e sacrificio sembra dissolversi in un solo istante, con un gesto violento e nell’indifferenza del mondo.

E allora forse è questo il compito di noi ragazzi: comprendere che i diritti faticosamente ottenuti non sono scontati e lottare contro chi, quotidianamente, prova a metterli in discussione.

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