di Martina Gatti
“Dante profeta di speranza” è il nome della mostra curata da Franco Nembrini con illustrazioni di Gabriele Dell’Otto, in corso presso Palazzo Baroni, presso il quale è possibile visitare la sezione “Il mio inferno”. Questo progetto, infatti, è organizzato in tre tappe, come le cantiche dell’opera: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.
La mostra si apre con una domanda: “Perché Dante, per arrivare al Bene, al Paradiso, deve prima attraversare il male, cioè l’Inferno?”. La domanda potrebbe quindi rivolgersi al pubblico, a tutti noi: “Perché abbiamo bisogno di passare attraverso il dolore e la fatica, per arrivare al bene, alle cose belle?”
L’Inferno di Dante può rappresentare il dolore di ognuno di noi: periodi dolorosi, difficoltà che ci tagliano il cammino, paure e insicurezze che bloccano e ci fanno dubitare di noi stessi…ma, come disse Dante, “il sentiero per il Paradiso inizia all’Inferno”. Ogni periodo doloroso o difficile può passare, ma bisogna prima di tutto attraversarlo. Quando si sta male, l’ultima cosa che si vorrebbe fare è dover vivere ancora con quel dolore, eppure, è proprio affrontando quei momenti che impariamo qualcosa su noi stessi, che cresciamo, e credo che questo sia uno dei motivi per cui sia necessario passare attraverso il male, per arrivare al bene.

Affrontare momenti difficili ci obbliga a confrontarci con noi stessi, a “scavarci” dentro, a capire chi siamo e cosa possiamo superare; senza ostacoli, invece, questo spesso non avverrebbe. Credo inoltre che conoscere il male, il dolore, in tutta la sua essenza, faccia desiderare e risaltare di più i bei momenti, credo li renda più preziosi, più attesi. Quando ti rompi una caviglia, non vedi più l’ora di poter camminare normalmente, di fare una doccia normale, di fare le stesse cose che prima davi per scontate. Allo stesso modo, quando provi tanto dolore, vorresti solo un po’ di pace e poter vivere senza angoscia, e quando starai meglio tutto sembrerà più bello, persino le cose più semplici.
Questo non significa che il dolore sia “giusto”, nessuno desidera attraversare “il proprio Inferno”, eppure dentro quei momenti spesso scopriamo la nostra forza, ci perdiamo per poi scoprire chi siamo. Il dolore smuove sempre le cose e, per quanto crei sofferenza, questo può essere anche positivo, può far cambiare, può far scoprire nuove cose, crescere. Dopo tempo in cui si sta male si smette di vedere una speranza, si è solo infinitamente stanchi, ma il viaggio di Dante ci ricorda che il cammino non finisce lì, nell’Inferno.
Quindi perché, per arrivare al Paradiso, Dante deve prima attraversare l’Inferno?
Forse per guardare il Paradiso e il Bene con occhi diversi, o forse per crescere, cambiare, imparare qualcosa da tutta quella sofferenza che ha incontrato e provato. Il suo viaggio, allora, non è solo quello di un poeta del Trecento, ma il viaggio di ciascuno di noi.


