Abbiamo tutti una canzone che ci ha catturato l’anima sin dal primo ascolto…

… dal primissimo istante con la sua rete melodica ha rubato, sequestrato il nostro cuore trasportandolo sulla nave dell’immaginazione e ci ha condotti sinuosamente attraverso l’ondoso moto della vita

THE SONG WE WERE SINGING

… magari è la stessa canzone che abbiamo lasciato nel dimenticatoio per mesi; poi d’un tratto, ritorna… ritorna e ci riporta a casa. 

Questa è la mia, la canzone di colui che considero essere the last man standing,

The song we were singing di Paul McCartney.

Si presenta come un insieme di strofe emblematiche che raccontano e cuciono passato e presente in un unicum in perfetta armonia. Ricordi di un’adolescenza che mi ha consumata fino al midollo, che mi ha chiesto il conto di tutto, sempre. Cicatrici lasciate da tutte quelle scelte che mi sembravano tanto giuste, quanto sbagliate. Dubbi derivanti da quella inesorabile trascendenza che comporta il vivere tra le mille astruse riflessioni filosofiche, che affollano e deragliano nella mia mente.

For a while, we could sit, smoke a pipe


And discuss all the vast intracacies of life

We could jaw, through the night

Talk about a range of subjects, anything you like



Oh yeah


But we always came back to the song

We were singing

At any particular time

Yeah, we always came back to the song

We were singing

At any particular time

Yeah

Per un po' potevamo sederci, fumarci una pipa


E discutere delle infinite complicazioni della vita

potevamo parlare, tutta la notte

Parlare di un'infinità di argomenti, qualsiasi cosa ti piacesse


Oh sì


Ma tornavano sempre alla canzone

Che stavamo cantando

In ogni momento

Sì, tornavamo sempre alla canzone

Che stavamo cantando

In ogni momento

Sì



Le parole di questo ritornello mi abbracciano il cuore ogni volta che attraversano il filo annodato delle cuffie: arrivano dirette e dolci, con un carico emotivo che impatta talmente forte da far deragliare un treno in corsa. 

In modo estemporaneo aprono con grazia quei mille cassetti, impolverati e chiusi da tempo, in cui custodisco i miei ricordi migliori, i vari souvenir della mia vita.

E alla fine, nonostante le speculazioni riguardo le soluzioni cosmiche alle mie domande, vedo sempre il bagliore del ricordo e della felicità, e come la bambina spensierata che ero, ritorno sempre alla canzone che cantavo in macchina con i finestrini abbassati e le manine fuori dal finestrino.

di Elettra Bugli

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