Da quando il “nulla” della Storia infinita è arrivato nella vita reale.

Una riflessione sulla situazione psicologica dei ragazzi durante la pandemia che nasce dall’immagine del “Nulla” nel film La storia infinita.

Bastian è un ragazzino amante dei racconti d’avventura, timido, riservato e sognatore. Un giorno, mentre va a scuola, s’imbatte in tre bulli e inizia a scappare, rifugiandosi in una bottega. Si ritrova in una libreria, dove è accolto bruscamente dal vecchio padrone, che è intento a leggere uno strano volume intitolato La storia infinita. Approfittando di un attimo di distrazione, Bastian ruba il libro e scappa via. Quando arriva a scuola scopre che i suoi compagni sono già impegnati con un compito in classe, decide allora di nascondersi nella soffitta della scuola, dove inizia a leggere avidamente il libro. La storia è ambientata nel regno di Fantàsia, che è minacciato dal Nulla, un’oscura entità che sta distruggendo le loro terre. L’infante imperatrice, sovrana del regno, è terribilmente malata e solo un eroe può salvarla da morte certa. A farsi avanti è il giovane e affascinante Atreyu che partirà all’avventura cercando di trovare una soluzione…

Quando ero piccola La storia infinita era uno dei miei film preferiti e ho approfittato dell’ennesimo weekend in zona rossa per riguardarlo. Da piccola ero terrorizzata dal “nulla”, un’entità che non puoi vedere, non puoi sentire, non puoi toccare, ma che arriva e distrugge tutto ciò a cui tieni, tutto quello in cui credi, i tuoi sogni, e non lascia niente dietro di sé. Da un anno a questa parte purtroppo il nulla ha lasciato il suo posto sulla pellicola e si è accomodato nella vita di un po’ tutti noi.

Ho visto l’entusiasmo per la vita mio e dei miei amici affievolirsi sempre più, il senso di vuoto, la fame di emozioni, l’assenza di stimoli. L’incertezza, la paura, l’isolamento, la perdita di interesse per cose che abbiamo sempre amato sono dirette conseguenze della pandemia sui giovani, una categoria che è stata troppe volte dimenticata in questa situazione d’emergenza. Uno studente su tre ha fatto richiesta di sostegno psicologico a scuola. 

Ognuno vive la situazione in modo diverso, ma quello che per i ragazzi sta diventando il rischio più grande è quello di diventare apatici, indifferenti al mondo che li circonda, di essersi abituati così tanto a stare a casa, così protetti dalle loro comodità che adesso hanno paura di uscire e di scontrarsi con il mondo. Cerchiamo di combattere la sensazione di vedere la vita passarci davanti vivendo per riflesso negli altri, rifugiandoci nei libri, nei film, nella musica  e anche nei social che in questo periodo ci hanno aiutato a non sentirci completamente soli. 

Alle brutture si può sopravvivere, perché noi siamo indistruttibili nella misura in cui crediamo di esserlo. Quando gli adulti, con lo stupido sorriso di chi crede di saperla lunga dicono “i giovani si credono invincibili” non sanno quanto hanno ragione. La disperazione non fa per noi, perché niente può ferirci irreparabilmente. Ci crediamo invincibili perché lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come l’energia possiamo solo cambiare forma, dimensioni, manifestazioni. 

Questa citazione di Cercando Alaska di John Green mi ricorda com’era la vita prima del covid, e mi dà speranza che prima o poi potremo tornare a sentirci invincibili. Mi sembra quasi ironico che noi giovani da sempre definiti spavaldi adesso ci sentiamo così spaventati e fragili, forse questa fragilità c’era pure prima, ma eravamo più bravi a nasconderla. Tuttavia questo è quello che succede quando i punti di riferimento crollano, primo tra tutti la scuola.

 L’incertezza regna sovrana nell’ambito scolastico fin da inizio pandemia, da quello che sappiamo ogni giorno di lezione in presenza potrebbe rivelarsi l’ultimo. I giorni in dad sono quelli dove ci sentiamo più soli: incollati ad un computer per cinque ore si sente la mancanza delle battute sussurrate al compagno di banco, di uno sguardo di conforto mentre siamo alla lavagna. Tutto questo mi fa essere grata di essere tornata in presenza perché, anche se siamo sommersi da verifiche e interrogazioni, almeno ho la consapevolezza di non essere sola; l’ansia che in dad diventa soffocante pesa di meno quando siamo a scuola e possiamo condividerla con i nostri compagni.

Siamo tutti stanchi e ci sembra di non farcela più, eppure siamo sopravvissuti, un solo mese e questo anno che sicuramente non dimenticheremo facilmente si concluderà. Nella speranza che a settembre si torni alla normalità a me e ai miei compagni auguro di sconfiggere il “nulla” come fa Atreyu ne La storia infinita, anche se a disposizione non abbiamo draghi della fortuna o troll delle montagne.

Anna Aurelia Rizzo

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