Siamo umani e siamo uguali

Riflessioni sull’incontro con lo scrittore Daniele Mencarelli

Daniele Mencarelli

Certe volte, quando scopro frasi o concetti che sento molto vicini a me e al mio modo di vedere la vita, mi risulta “semplice” rifletterci sopra, perché mi ci rispecchio completamente e quindi li esamino fino a trovare le conclusioni di cui ho bisogno, come se stessi parlando con qualcuno che alla fine mi dà delle risposte, anche se in realtà parlo solo con me stessa. È questo quello che è accaduto, minuto dopo minuto, durante l’incontro con Daniele Mencarelli, l’autore del libro “Tutto chiede salvezza”, anche se ovviamente oltre a quelle ricavate dal mio “dialogo interiore”, ho avuto molte risposte soprattutto da lui.

Abbiamo iniziato trattando un concetto particolare: oggi molte persone vivono “a loro insaputa”, in modo distante dalla natura umana e questo distacco le porta a confondere i loro limiti con delle virtù.

Un uomo vivo, infatti, è un uomo che mantiene il contatto con i propri punti deboli e la propria umanità – nonostante essa sia imperfetta – e mostra le sue paure verso la vita come la morte, il dolore e la malattia. 

Quindi visto che siamo fatti di incognite, siamo anche fatti per essere indagati e gli investigatori in questo caso sono gli artisti, che attraverso l’arte esaminano e scoprono le nostre contraddizioni, che potremmo anche riconoscere come alcune delle fragilità dell’uomo.

In relazione al libro mi viene in mente come esempio il personaggio di Mancino, uno dei dottori che seguono il paziente protagonista. La sua figura, infatti, spesso risulta apatica e disinteressata; il dottore fa sentire il suo paziente insignificante, come se a causa del suo disturbo psicologico non lo considerasse una persona degna della sua attenzione.

Ebbene invece quelle componenti “ignote” vanno prese in considerazione, sebbene non debbano dominare l’uomo che, in questo caso, rischierebbe di superare il confine tra salute e malattia: se non c’è il controllo nella ricerca si rischia di esserne divorati, visto che per le domande sui temi dell’esistenza non ci sono risposte oggettive. 

Mencarelli afferma che la malattia è soprattutto solitudine: se una persona viene convinta da un medico che le riflessioni e i meccanismi che attua, come appunto porsi delle domande esistenziali, sono solo una conseguenza “sbagliata” della sua malattia, quella persona creerà un vuoto fuori e dentro di sé, ancora maggiore di quello che presentava inizialmente. 

Legato a questa riflessione abbiamo discusso riguardo al tema della solidarietà nell’ambito della malattia mentale: la solidarietà, tra un persona in piena salute mentale e una che presenta problemi psichici, si raggiunge quando si comprende che “l’altro è come noi”, che siamo tutti fatti della stessa materia; io credo anche che sia importante mettersi “nei panni degli altri”, per provare a capire come ci si senta in determinate condizioni e di conseguenza imparare a comportarsi nel mondo giusto, in base alla persona con cui ci si deve rapportare. 

All’inizio del libro, spesso il protagonista esterna delle critiche sui suoi compagni di stanza, sul modo in cui si comportano e  vivono. Talvolta i giudizi formulati sono svilenti, ad esempio quando vengono menzionati alcuni comportamenti ambigui dei vari personaggi, oppure gli odori che emanano non solo le stanze, ma anche le persone all’interno della struttura: odore di sporco, ma anche di tristezza e solitudine, sensazioni che portano il protagonista stesso a star male. Ritengo che, nel corso del libro, il pensiero del protagonista si evolva in maniera positiva, perché egli inizia a vedere le cose con gli occhi delle stesse persone che  all’inizio proprio lui giudicava e si accorge che loro sono “la cosa più somigliante alla sua vera natura”.

Mi sono sentita molto toccata dalla riflessione secondo la quale l’uomo è sofferenza e inquietudine, perché credo che tutti noi sappiamo che nella vita non va tutto bene, ma forse non prendiamo in considerazione il fatto che anche le sensazioni negative che proviamo  sono normali; esse non sono ostacoli, anzi spesso ci insegnano qualcosa anche se magari non ce ne rendiamo conto. Quindi non dobbiamo considerare questi aspetti i sintomi di una patologia. 

Nella nostra società, infatti, i temi dolorosi dell’esistenza vengono sottovalutati o non presi in considerazione. Questa rinuncia viene confusa con un punto d’arrivo e maturità e invece si tratta solo di un distacco dalla realtà.

Questi temi invece vengono affrontati soprattutto dall’arte e Mencarelli lo fa attraverso la poesia: una lingua che concorre con la scienza e la psichiatria e le supera nella sua capacità di comprendere la nostra natura. Infatti, queste ultime discipline non penetrano il nostro “mistero”, come invece fa la poesia. Mencarelli ritiene che salvarsi significhi scoprire il proprio mistero, quella parte di noi che non si può attraversare, spiegare né conoscere totalmente.

Durante l’incontro abbiamo approfondito una frase presente nel libro, in cui Mencarelli scrive di uomini “nudi e abbracciati alla vita”, abbiamo quindi trattato della tesi dello spogliarsi in senso figurato. Al giorno d’oggi l’uomo è “coperto” da costumi e convenzioni che lo vogliono addomesticato e lo rinchiudono dentro a degli standard preordinati. Alcune persone invece, come ad esempio i protagonisti del libro, si ritrovano nudi senza neanche sceglierlo, cioè vivono allo scoperto in tutti i sensi e in questo caso alla fine i reclusi sono i più liberi:  nella nudità, nonostante questa da un certo punto di vista sia una condizione di disagio, loro ritrovano sé stessi e la propria umanità. Riguardo a  questo tema, lo scrittore ha aggiunto anche che la quarantena, che stiamo vivendo, poteva essere affrontata  in due modi diversi: come una pena da scontare, oppure come un’opportunità per noi per rinascere e quindi anche per “spogliarci”, anche se solo davanti a noi stessi.

In relazione al nostro corpo, Mencarelli ha anche introdotto un altro argomento, dicendo che siamo animali che passano per il corpo. Visto che spesso, in vari momenti o ambienti della nostra vita, discutiamo dell’importanza del comunicare a parole e dell’intelligenza in generale, mi è piaciuto il fatto che l’autore  abbia sottolineato che noi non siamo solo mente e intelligenza, cioè esseri emotivi, bensì anche fisici, pertanto credo che i sensi portino consiglio, sostegno e siano fondamentali in ogni situazione della nostra vita.  

Una domanda, che ho posto allo scrittore, era se fosse necessario controllare attitudini quali la sensibilità e l’empatia, che a mio parere sono qualità molto belle, ma talvolta nella vita possono farsi fragilità. Mencarelli ha risposto alla mia domanda, citando un aforisma di Sant’Agostino che dice 

“la misura dell’amore è amare senza misura”.

sANT’aGOSTINO

Anche io come lui in alcune delle relazioni che vivo, tendo a mostrare certi dei miei lati più fragili, qualche volta anche con il rischio di rimanerne ferita; come è emerso durante l’incontro però,  credo che talora sia necessario “farsi travolgere” da qualcuno capace di farci cambiare idea e di cambiare la direzione della nostra vita e l’unico modo per far sì che ciò possa accadere è abbassare, quando possibile e nei suoi limiti, le barriere che creiamo intorno a noi. 

Uno dei punti del libro, su cui mi sono soffermata maggiormente, è quello in cui il protagonista parla di alcune “esplosioni”  sentite dentro di sé, che lo portano a pensare che il mondo pesi più a lui che a tutte le altre persone, sia rispetto agli eventi negativi che a quelli positivi sperimentati. In seguito egli paragona questa percezione a un ritardo mentale, perché secondo lui è come se tutti riuscissero a vivere la vita come viene,  passando sopra alle cose positive e negative, come se tutto fosse scontato, invece lui non ci fa mai l’abitudine; non è capace di guardare il dolore degli altri senza viverlo in prima persona.

Mi sono soffermata su questa riflessione perché, come ha sostenuto l’autore, credo che tutte le persone vivano dei momenti di crisi, probabilmente in modo e misura diversi, con frequenza e conseguenze diverse, ma, al di là di tutto, ognuno di noi ha il diritto di viverli. 

Alla fine siamo umani e siamo uguali: tutti viviamo momenti difficili, ma una volta passati troviamo l’energia per affrontare la rinascita che finalmente ci porterà, anche se forse solo per poco, a trovare un po’ di salvezza.

Linda Casarini

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